25 Luglio 2008 - Marzio Biancolino incontra la nostra Cooperativa

E il cuculo volò di bolina

Mi chiamo Marzio Biancolino e sono un diversamente abile. Cioè, per esempio, me la cavo discretamente a scrivere, ma per favore non fatemi disegnare un cavallo o un gatto, che praticamente non ne trovereste la differenza. Anche mia moglie è diversamente abile: ascolta musica dalla mattina alla sera, ma non fatela cantare perché potrebbero addirittura appassire i fiori all’istante. E… sì, anche mio figlio di dieci anni è diversamente abile: fanatico di calcio, potete vederlo palleggiare per parecchi minuti ininterrottamente, ma non pretendete da lui che vi faccia più di due palleggi di fila con il piede sinistro, piuttosto accetterà di sparecchiare tavola per una settimana intera!

E poi, ho appena scoperto che anche il mio vicino di casa è diversamente abile, non sa andare in bicicletta. E quello del piano di sotto non sa nuotare. Be’, a questo punto l’avrete capito: il condominio di sette piani nel quale viviamo io e la mia famiglia è abitato da persone tutte diversamente abili!

Forse è per questo motivo che quando ho incontrato le persone della mia scoperta mi sono sentito subito a mio agio, quasi come se ci fossimo da sempre conosciuti. Senza pregiudizi né barriere.

Quale sarebbe questa mia scoperta? Incredibile ma vero, la mia scoperta è stata che il titolo di una canzone che sedici anni fa, sfruttando appunto una mia diversa abilità, io avevo scritto per Cristiano De Andrè era poi diventato la denominazione di una cooperativa sociale in provincia di Macerata. Ero stato folgorato dall’idea di “Di bolina” nel 1992, durante un’edizione dell’America’s Cup che si stava disputando a San Diego, in California, e dopo qualche ora di fibrillante eccitazione creativa ne avevo steso il testo. Quella metafora della vela che riesce addirittura a risalire il vento aveva come preso in ostaggio il mio estro artistico: cioè, se nel mare si riesce in un’impresa del genere, come non potremmo, nella nostra quotidianità, essere altrettanto capaci di trovare le risorse e la capacità per vincere le avversità che ci sfidano ogni giorno?

Questo è ciò che speravo di riuscire a trasmettere attraverso i versi di quella canzone, e potete immaginare la mia commozione quando, bazzicando in Internet sedici anni più tardi, cioè un mesetto fa, ho scoperto che dal 2004 “Di bolina” era il nome di una cooperativa sociale. Che nel suo sito web riportava perfino alcuni brani della canzone cantata da Cristiano, andando nel concreto ben al di là delle ingenue aspettative dell’autore di quelle parole.

Le sensazioni da me poi provate nell’incontro di venerdì 25 luglio con i protagonisti della comunità di Treia sono difficilmente descrivibili. E andando oltre l’ovvio, mi limito a quel mio senso di imbarazzo che troppo spesso, in quelle poche ore, mi ha fatto rabbrividire nel vedermi gratificato come se fossi io il promotore e l’artefice della splendida esperienza che si sta vivendo in questo verde angolo delle Marche. Sguardi i più diversi ma che tutti parevano riversarmi identica quanto palpabile riconoscenza, di cui mi sentivo improprio destinatario. Sguardi che comunque cementavano un senso di coinvolgimento nato ben prima di quell’incontro fisico, ma fin dal nostro primo incrocio informatico.

La successiva uscita in barca a vela ha poi davvero rappresentato l’apoteosi per un storia come questa, fatta di boline e relative metafore. E, se mi si concede il parallelo, anche per uno come me che dal 1975 ha fatto di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” il suo film cult per eccellenza. Così mi sono sentito come magicamente catapultato nel set del remake di quel film che tanto ha corroborato la mia sensibilità sociale. E con quel timone in mano, quando è stato il mio turno, mi sono sentito come un novello quanto imprecisato Jack Nicholson, a mia volta diversamente abile rispetto a capitan Sergio ma decisamente parte di quella collaudata ciurma.

È stato uno splendido pomeriggio velistico, trascorso chiacchierando e scherzando, e ritrovandoci infine testimoni di quel paradosso, magari non del tutto imprevisto ma per noi quanto mai significativo, che pian piano andava maturando: la nostra barca aveva inizialmente viaggiato alla grande finché si era proceduti verso il largo di bolina, cioè contro vento, poi, una volta strambato per rientrare al porto, andando di poppa col favore del vento si stava navigando così piano che abbiamo dovuto accendere il motore!

E dopo aver conosciuto meglio i miei compagni d’equipaggio e aver goduto della loro speciale compagnia – Laura, Biondi, “Chiacchierone” e gli altri di cui purtroppo non ricordo il nome –, dopo aver a lungo parlato con Sergio e Adriano della storia, dell’andamento e dei progetti della cooperativa, sentendomene sempre più partecipe, mentre il porto si faceva sempre più vicino ho sentito un curioso interrogativo crescere in me: “Sarà il simpatico Gabriele ad avere un cromosoma in più, o non saremo piuttosto tutti noi ad averne uno in meno?”.


Marzio Biancolino

(diversamente abile)

 

“21” Primo classificato al Festival internazionale del Cinema di Roma

L’anno nuovo si apre con una splendida notizia!Il film “21”, interpretato dal gruppo di attori delle Cooperative Sociali “Di Bolina” e “La Talea”, è stato presentato al 5° Concorso Gran Premio “il corto.it” di Roma.Pochi giorni fa abbiamo appreso che il nostro corto si è classificato primo nella sezione “miglior corto surreale” sul tema “gli altri” e primo nella sezione “miglior musica esordiente” (premio andato al compositore maceratese Gianluca Gentili).Eravamo tutti già molto contenti del lavoro svolto ma questi riconoscimenti ci riempiono di grande soddisfazione. Adesso possiamo ripartire con un nuovo progetto con una grinta in più!

Vogliamo ringraziare ancora una volta gli attori professionisti che hanno partecipato a “21": David Quintili, Marta Ricci, Gabriella Ciarlantini, Marco Cecchetti, Carmen Chimienti, Omero Affede, Enrico Sbaffi.

Agli attori delle Cooperative vogliamo dire BRAVI!!

Un grazie speciale a Matteo Cioci e Adriano Spoletini.


Eleonora Khajeh e Francesca Rossi Brunori